Sicurezza e diritto

Coronavirus: quali sono i diritti e gli obblighi delle imprese?

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Dall’11 maggio caffè, ristoranti, parrucchieri e palestre possono riaprire nel rigoroso rispetto delle prescrizioni dell’UFSP. In molti impianti la produzione è ancora ferma a causa delle difficoltà di fornitura e del calo della domanda: il coronavirus pone le imprese davanti a grandi incognite.

Gli specialisti in materia di diritto del lavoro di AXA-ARAG rispondono alle principali domande dei datori di lavoro in questa situazione di emergenza nazionale.

Posso chiudere la mia ditta e notificare questo periodo come ferie aziendali? In questo modo potrei risolvere il problema dell’assenza dei dipendenti. 

No, questo non è possibile. Come datore di lavoro può decidere il periodo di ferie, ma deve tenere conto anche delle esigenze dei suoi collaboratori. Questi ultimi hanno inoltre il diritto di essere informati per tempo del periodo di ferie disposto dal datore di lavoro, in genere con tre mesi di anticipo.

In caso di pandemia posso disporre il divieto di prendere ferie nella mia ditta?

Come menzionato in precedenza, può decidere il periodo di ferie, ma deve tenere conto delle esigenze dei suoi collaboratori e informarli per tempo. È consentito rinviare le ferie già concordate solo per gravi motivi. In tale evenienza i suoi collaboratori devono accettare la modifica del periodo di ferie. Deve comunicare tempestivamente il rinvio ai suoi collaboratori e rispondere degli eventuali danni che ne dovessero derivare, ad esempio sostenere i costi di annullamento della prenotazione dell’albergo o del volo aereo. 

È possibile che la mia ditta venga messa in quarantena se dei collaboratori hanno contratto il coronavirus?

In tal caso sta al medico cantonale valutare la situazione e prendere i provvedimenti necessari, ad esempio misure sanitarie di contenimento come la quarantena o la chiusura dell'attività. 

Posso costringere i miei dipendenti a vaccinarsi contro l’influenza?

No, in Svizzera non vige alcun obbligo di vaccinazione. Anche in caso di pandemia è difficile per il datore di lavoro imporre la vaccinazione obbligatoria. 

Le autorità hanno disposto la chiusura della mia attività. Quali sono le conseguenze riguardo all’obbligo di pagamento del salario?

La questione di chi debba sostenere il rischio aziendale ed economico in caso di pandemia è controversa. È una situazione senza precedenti, non esiste quindi giurisprudenza in merito e le opinioni dei giuristi divergono. Pertanto non è chiaro se il datore di lavoro debba o meno continuare a versare il salario. Come datore di lavoro può richiedere il lavoro ridotto. In virtù dell’obbligo di diligenza, i suoi collaboratori possono essere tenuti a recuperare le ore di lavoro «mancanti» .

Temo la rapida diffusione del coronavirus e le conseguenze di un contagio nella mia azienda. Se optassi per la chiusura completa della mia ditta: quali obblighi avrei e che cosa comporterebbe questa decisione per i miei collaboratori?

In tal caso lei, come datore di lavoro, ha l’obbligo di continuare a versare il salario ai collaboratori in questione. I suoi dipendenti non sono tenuti a recuperare le ore di lavoro non prestato, a meno che la chiusura dell’attività non sia solo di brevissima durata. Il lavoratore deve però farsi computare sul salario quel che ha risparmiato in seguito all’impedimento al lavoro o ha guadagnato esercitando un’altra attività.

Durante la crisi del coronavirus posso obbligare i miei dipendenti a fare le ore supplementari?

Sì, è possibile. Se, a causa della pandemia, viene a mancare gran parte del personale, è consentito richiedere ai lavoratori di fare le ore supplementari. Occorre però tenere conto della situazione personale e familiare dei dipendenti. 

La mia ditta ha adottato un sistema di orario di lavoro annuale che consente ai collaboratori di godere di grande libertà. In caso di pandemia posso chiedere loro di compensare le ore supplementari?

Le ore supplementari possono essere compensate con il tempo libero solo se datore di lavoro e lavoratore trovano un accordo: devono giungere a un’intesa sul principio della compensazione, sulle date e sulla durata. Come datore di lavoro lei deve dimostrare di aver ottenuto il consenso dei suoi collaboratori. Se, ad esempio, nel contratto di lavoro è stabilito che come datore di lavoro lei è legittimato a disporre la compensazione, può esigere dai suoi collaboratori che compensino le ore supplementari.

In caso di pandemia, qual è la situazione per quanto riguarda i congedi non retribuiti?

Lei non può costringere i suoi collaboratori a prendere congedi non retribuiti. Qualora non sia in grado di dare lavoro ai suoi dipendenti o di darne in misura sufficiente, lei ha l’obbligo del versamento del salario. In tal caso il dipendente deve però farsi computare sul salario quel che ha risparmiato in seguito all’impedimento al lavoro o ha guadagnato esercitando un’altra attività.

L’ufficio cantonale del lavoro risponderà anche a tutte le domande sui moduli e sul preannuncio per lavoro ridotto. Per eventuali quesiti sulle prestazioni e sui conteggi relativi al lavoro ridotto si prega di rivolgersi alla cassa di disoccupazione.

Quando posso richiedere il lavoro ridotto per la mia ditta e come devo procedere? 

Difficoltà di fornitura, chiusure temporanee e calo della domanda: a causa del coronavirus molte imprese sono costrette a richiedere il lavoro ridotto. Come imprenditore lei ha la possibilità di inviare il preannuncio per il lavoro ridotto e richiederlo, sempre che sia in grado di fornire la prova inconfutabile del rapporto tra le assenze dei lavoratori e il coronavirus e soddisfare le condizioni necessarie per usufruire dell’indennità per lavoro ridotto della SECO.

Che cosa devo provare esattamente?

Un riferimento generico al coronavirus non costituisce una prova sufficiente dell’esistenza di tale rapporto. Deve dimostrare in maniera credibile che il calo della domanda e delle commesse è dovuto alla pandemia. Il preannuncio o la richiesta vanno inviati all’ufficio del lavoro del cantone in cui ha sede la sua impresa. 

Può far valere il diritto all’indennità per lavoro ridotto nei seguenti casi:

  • A causa delle difficoltà di fornitura –  dovute alla crisi del coronavirus – non sono reperibili le materie prime necessarie alla produzione, i macchinari sono fermi e i dipendenti non hanno più lavoro.
  • Le materie prime necessarie alla produzione non sono disponibili a causa dei divieti di importazione ed esportazione e i suoi dipendenti non possono svolgere correttamente il proprio lavoro. 
  • Le autorità hanno disposto la chiusura della sua attività e il personale non può svolgere correttamente il proprio lavoro.
  • A causa della pandemia lei è costretto a chiudere provvisoriamente la sua attività poiché i collaboratori sono in quarantena e mancano forniture e commesse. Qualora invece i suoi collaboratori restino a casa per timore del contagio o per assolvere agli obblighi familiari non hanno diritto all’indennità per lavoro ridotto. 
  • I suoi collaboratori non possono recarsi al lavoro a seguito delle restrizioni alla circolazione dei mezzi pubblici disposte dalle autorità . Tenga presente che non può richiedere l’indennità per lavoro ridotto per i collaboratori che hanno la possibilità di andare a lavorare in bicicletta o in auto.

Posso richiedere l’indennità per lavoro ridotto anche per gli apprendisti, i collaboratori con un contratto a tempo determinato o i dipendenti temporanei?

Sì. Il 20 marzo 2020 il Consiglio federale ha disposto che anche questi collaboratori hanno diritto all’indennità per lavoro ridotto.

Ho richiesto il lavoro ridotto, ma alcuni dei miei dipendenti dispongono ancora di ore supplementari. I collaboratori devono compensare le ore supplementari prima che io possa richiedere il lavoro ridotto?

D’ora in poi i lavoratori non sono tenuti a compensare le ore supplementari prima di poter usufruire dell’indennità per lavoro ridotto.

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