Collaboratori e previdenza

Nuovi valori, vecchie strutture

Immagine: Marco Vara
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Le diverse esigenze delle generazioni più giovani richiedono forme e modelli lavorativi di nuovo tipo. Ecco come le PMI possono sfruttare questo cambiamento come opportunità.

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    La mia ditta

    Testo originale pubblicato in «La mia ditta», la rivista PMI di AXA.

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«Quando abbiamo introdotto il nostro nuovo modello lavorativo, la motivazione in azienda è cresciuta di colpo», afferma Reto Baumgartner, contitolare dell’agenzia di e-commerce MySign SA a Olten. Quasi cinque anni fa ha deciso, insieme ai suoi due partner, di introdurre un sistema organizzativo olocratico in cui la gerarchia è abolita e l’autorità viene distribuita orizzontalmente tra i collaboratori. Da allora questa nuova concezione del lavoro, detta anche new work o Mondo del lavoro 4.0, viene vissuta con convinzione all’interno di MySign. I fattori che hanno innescato la trasformazione sono stati in primo luogo la digitalizzazione, ma anche i mutati valori delle generazioni più giovani che pongono nuove aspettative ad aziende e datori di lavoro.

Il new work come chance

L’idea originaria risale al filosofo tedesco-americano Frithjof Bergmann, che coniò il termine «new work» (nuovo lavoro) per opporlo al lavoro stipendiato dominato dalle logiche del moderno capitalismo. Il new work mette al centro i collaboratori. Se si sentono bene nell’esercizio delle loro mansioni quotidiane, se vi vedono un significato, se le svolgono con gioia, la loro motivazione e il loro impegno aumentano e, in ultima istanza, l’azienda tutta ne trae beneficio. Heike Bauer, coach e new work consultant, coautrice dello studio «Mondo del lavoro 4.0» pubblicato dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale (Fachhochschule Nordwestschweiz, FHNW) dichiara: «L’inversione di rotta verso una cultura d’impresa in cui la soddisfazione dei collaboratori diventa una delle finalità principali dell’azienda rappresenta un’enorme opportunità proprio per le PMI».

Malgrado ciò molte aziende non hanno ancora raggiunto i risultati potenzialmente possibili. Come emerge dallo studio FHNW del 2019 solo il 12 per cento delle aziende intervistate si trovava a quel tempo a uno stadio avanzato del Mondo del lavoro 4.0, a fronte di un 45 per cento a metà del percorso e di un 43 per cento ancora in fase iniziale. Heike Bauer conosce bene i motivi che intralciano spesso l’ingresso delle aziende, e in particolare delle PMI, nella nuova realtà lavorativa. «Le vecchie strutture sono difficili da scardinare. L’ordine gerarchico e la volontà di scalare i gradini della carriera professionale sono ancora profondamente radicati. Occorre tempo perché le nuove idee prendano piede». Anche lo studio FHNW giunge alle stesse conclusioni, individuando nella carenza di know-how (42%), nelle strutture dirigenziali e organizzative a volte ferree (41%) e nel conflitto con altre priorità aziendali (35%) i maggiori ostacoli per le aziende. Eppure molti collaboratori la pensano come i colleghi di Reto Baumgartner: vorrebbero orari e luoghi di lavoro flessibili, il diritto di avere voce in capitolo e la possibilità di partecipare alle decisioni.

Heike Bauer, esperta di new work.

La trasformazione ha bisogno di tempo e di una strategia chiara

Heike Bauer e Reto Baumgartner convengono che il cambiamento non può avvenire dall’oggi al domani. Entrambi ritengono che occorra un capovolgimento della mentalità nell’intera azienda. Un processo che esige tempo e un piano accurato: «È necessaria un’assoluta chiarezza sia della strategia attuativa che della comunicazione», precisa l’esperta di new work. Lo studio FHNW ha invece dimostrato che il 76 per cento delle aziende non possiede una strategia o non ne ha messo al corrente i propri collaboratori. «In questo ambito c’è ancora molto da fare», aggiunge Heike Bauer. Non esiste una ricetta universalmente valida per tutte le aziende, ma vi è una certezza: «I collaboratori devono essere coinvolti in questo processo e considerati nella loro individualità». In molti casi però questo non accade (o almeno non ancora), come attesta lo studio FHNW: nel 58 per cento delle aziende, i collaboratori non sono chiamati a partecipare all’attuazione del Mondo del lavoro 4.0. È qui che, secondo Heike Bauer, bisogna intervenire. Il suo consiglio concreto è di cominciare con un sondaggio tra i collaboratori. «Solo comprendendo qual è il vero rapporto che lega i collaboratori all’azienda e coinvolgendoli nelle misure future è possibile entrare con successo nel nuovo mondo del lavoro», sostiene l’esperta.

I collaboratori al centro

I collaboratori di MySign sono saliti a bordo fin dall’inizio del viaggio verso la trasformazione. «Quando abbiamo pensato di ridisegnare da cima a fondo la nostra struttura organizzativa, abbiamo invitato un consulente che ha illustrato a tutto il team una nuova forma possibile di collaborazione e il modo di realizzarla sinergicamente come squadra». La decisione finale è stata presa dai tre titolari, unitamente all’ex team dirigente. Prima dell’introduzione del nuovo modello, il personale dell’agenzia al completo, dal titolare all’apprendista, ha seguito un training inhouse di quattro giorni. «Queste giornate hanno permesso di garantire a tutti un’omogeneità informativa sul cambiamento in atto e hanno fornito gli strumenti appropriati per affrontarlo», dice Reto Baumgartner. In seguito ci sono voluti soprattutto tempo ed esercizio. Tranne due collaboratori, tutti si sono mostrati entusiasti delle nuove modalità. «Sicuramente siamo stati avvantaggiati dal fatto che i nostri collaboratori erano già abituati a lavorare autonomamente», specifica l’ex direttore dell’agenzia. Heike Bauer chiarisce che, qualora un collaboratore non si senta a proprio agio nella nuova struttura, non deve per forza andarsene. «Spesso l’incertezza è causata da piccole banalità. Pertanto raccomando nella prima fase, esattamente come ha fatto MySign, di cercare il dialogo e chiedere feedback, avvalendosi anche di un consulente esterno». Le formazioni in cui tutti i collaboratori vengono portati a uno stesso livello di conoscenze sono un aspetto fondamentale. «Il gap generazionale deve essere rapidamente colmato, ad esempio con programmi di mentoring in cui i più giovani aiutano i meno giovani a muoversi nel digitale, approfittando a loro volta dell’esperienza dei veterani», completa l’esperta.

Interazione di numerosi fattori

Le persone sono essenziali, ma qual è il ruolo delle postazioni di lavoro e delle infrastrutture nel Mondo del lavoro 4.0? «Una scrivania condivisa e un biliardino ovviamente non bastano. Occorre dare vita a una cultura della fiducia, e questo non succede traslocando in un open space pieno di luce», afferma Heike Bauer. Che comunque i locali contribuiscano ad accrescere il piacere di lavorare è testimoniato dall’esempio dell’agenzia di Olten, dove gli ambienti sono caratterizzati da alti soffitti, grande luminosità, arredo moderno e pannelli di vetro integrali per le necessarie separazioni. «Vogliamo che qui dentro le persone si sentano bene», dichiara Reto Baumgartner. E Heike Bauer aggiunge: «Naturalmente le postazioni di lavoro e le infrastrutture devono essere allestite di conseguenza. Non è necessario riattare interamente gli uffici. Si tratta di effettuare i primi adeguamenti indispensabili per consentire ai collaboratori di lavorare in home office e negli spazi di coworking». Le tecnologie ci sono: l’importante è mettere in condizione e incoraggiare i collaboratori a servirsene.

La riuscita dell’implementazione del nuovo modello lavorativo non significa che il viaggio verso la trasformazione è giunto a destinazione, anzi. Da quel momento in poi si deve incentivare, e anche pretendere, giorno dopo giorno un comportamento autonomo da parte dei collaboratori come pure una comunicazione critica e trasparente all’interno del team. È quanto avviene presso MySign. «Tra di noi vi è uno scambio continuo. Se un collaboratore non è contento della situazione lavorativa, può avanzare proposte e darsi da fare per migliorarla», spiega Reto Baumgartner.

Consigli utili per le PMI

  1. Svolgere un sondaggio in azienda sul grado di soddisfazione dei collaboratori
  2. Sviluppare delle linee guida e una scala di valori come bussola collettiva
  3. Promuovere ed esigere un atteggiamento autoresponsabile dei collaboratori
  4. Integrare delle iniziative di apprezzamento che non hanno un rapporto diretto con l’azienda
  5. Introdurre misure per l’identificazione con l’azienda
  6. Predisporre un’infrastruttura idonea all’innovazione e alla salute sul lavoro
  7. Offrire orari, luoghi e modelli lavorativi flessibili, con supporto tecnico e adeguata preparazione
  8. Raccolta costante di feedback e presentazioni sull’attuazione in base ai risultati ottenuti

 

Fonte: Heike Bauer

La ditta

Creata nel 1998 dai due fondatori Reto Baumgartner e Mike Müller, MySign è diventata negli ultimi anni una delle agenzie di e-commerce più note e uno dei datori di lavoro più interessanti per i 40 specialisti riuniti nella sede di Olten. Dal 2021 MySign fa parte del gruppo Allgeier. Gli esperti nei settori del design, user experience (UX), sviluppo di frontend/software, marketing e project management coprono internamente l’intero spettro di esigenze in campo progettuale. Dall’inizio dell’attività MySign SA opera con successo con un approccio duale di agenzia full service e software house.  

L'esperta

Heike Bauer è new work consultant, specializzata in consulenze e mentoring sul Mondo di lavoro 4.0 e relatrice principale/organizzatrice di sondaggi tra i collaboratori sul tema dell’Employee Experience. Ex socia fondatrice di Future Work, accompagna le aziende nel cammino verso una nuova dimensione digitale del lavoro con gli strumenti propri di un approccio new work al passo con i tempi. Heike Bauer scrive per diverse piattaforme di conoscenze, ha costituito il gruppo LinkedIn New Work Zürich ed è membro del team organizzativo di Zürich New Work Meetup.

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