Come si può tutelare la propria convivenza in caso di concubinato?
Anche in caso di concubinato è possibile tutelare la coppia in modo mirato. Ciò avviene consapevolmente al di fuori degli obblighi di legge, per tutelare una scelta di vita volutamente priva di vincoli. Il matrimonio è tutelato dal diritto matrimoniale che ne regolamenta in modo vincolante gli aspetti più disparati, dalla previdenza per la vecchiaia al regime legale della separazione dei beni. L’esatto contrario di quel che avviene nella previdenza per il concubinato. Si potrebbe dire che l’unico principio di legge su cui si fonda la convivenza sia vivere, mangiare e dormire insieme.
A chi vuole prendere nei confronti del partner un impegno che vada al di là del semplice «Ti amo», ma non intende sposarsi, qui di seguito spieghiamo in quali ambiti ci si può garantire in maniera proattiva una maggiore tutela per il concubinato. Queste misure e la check-list da scaricare vi aiutano nella realizzazione pratica.
1. Redigere il contratto di convivenza
A prima vista la stipulazione di un contratto può sembrare incompatibile con il principio stesso di convivenza. Ma è importante se si vuole andare sul sicuro. Da un lato, aiuta a evitare controversie in caso di separazione. E dall’altro serve per dimostrare l’esistenza del vostro rapporto, ad esempio agli istituti di previdenza. Inoltre, stabilire regole vincolanti per la convivenza serve anche a un altro scopo assolutamente informale, offre cioè la possibilità di avviare con il partner un dialogo aperto e parlare dei progetti che ciascuno dei due ha per il futuro.
Oltre a fissare la residenza e la durata del rapporto, in un contratto di convivenza si possono disciplinare i seguenti punti in base alla propria situazione personale. L’ideale sarebbe richiedere la verifica degli aspetti giuridici e l’autenticazione di un notaio.
Un modello di contratto di convivenza è disponibile su MyRight.
Inventario
In caso di cessazione del rapporto di convivenza, come sarebbero divisi i beni comuni? In che modo verrebbero ripartiti gli averi depositati su un conto cointestato? Redigendo un inventario e stipulando un accordo scritto che stabilisca la suddivisione dei beni comuni in caso di separazione si evitano eventuali controversie. Si consiglia pertanto di stilare un elenco degli oggetti e dei beni patrimoniali apportati da ognuno nel corso della convivenza. In caso di acquisti comuni si indica la somma versata da ognuno. Non va infine dimenticato di aggiornare sistematicamente l’inventario.
Budget
Che si tratti dell’affitto, dei consumi elettrici, dei generi alimentari o delle assicurazioni, molte spese sono comuni e vanno divise in modo equo o in base alle possibilità economiche di ciascun convivente. Su un conto cointestato o con un conteggio mensile, di solito questi costi vanno ripartiti tra i conviventi:
- affitto incluso spese accessorie
- elettricità, gas
- canone TV, radio, bolletta del telefono e collegamento Internet
- premi dell’assicurazione mobilia domestica e responsabilità civile
- generi alimentari, prodotti per l’igiene personale e detersivi
- spese per vacanze/gite in comune
Abitazione
Chi resta? Chi trasloca? Chi risponde al locatore? Come viene regolamentato sul piano giuridico l’acquisto di un’abitazione comune da parte di una coppia non sposata? Quello dell’abitazione è un aspetto della convivenza particolarmente insidioso che va assolutamente disciplinato a livello contrattuale.
Un contratto di locazione comune dovrebbe essere sottoscritto soltanto se si raggiunge contestualmente un accordo scritto sulle conseguenze di un’ipotetica separazione, poiché i conviventi rispondono al locatore in solido e il contratto d’affitto può essere disdetto solo con il consenso di entrambi. Nel caso in cui una sola persona sia il locatario principale, si raccomanda di redigere un contratto di subaffitto per l’altra. Qualora acquistino insieme un’abitazione di proprietà, dovranno assolutamente regolamentare, con l’aiuto di un esperto, fattispecie quali separazione e decesso, diritti e doveri reciproci ed estinzione dell’ipoteca, in aggiunta al contratto di convivenza.
Figli
I figli sono spesso il motivo per cui le coppie decidono di sposarsi. Infatti, senza il fatidico sì non scattano alcuni automatismi tipici del matrimonio, a cominciare da fatto che la legge non riconosce necessariamente il padre come tale. Quest’ultimo deve recarsi all’Ufficio dello stato civile per riconoscere il figlio e accettare formalmente i diritti e i doveri legati alla paternità. È necessario presentare anche una dichiarazione in cui si afferma che si intende esercitare l’autorità parentale congiunta. Inoltre, ancor prima della nascita, la coppia deve cominciare a pensare a quel che accadrebbe in caso di separazione. Dove vivrebbero i figli? A quanto ammonterebbero gli alimenti? Come verrebbero ripartite le spese? Bisognerebbe mettere nero su bianco gli accordi raggiunti e farli approvare da un servizio specialistico come l’autorità di protezione dei minori. Se la madre e il padre detengono l’autorità parentale congiunta, devono scegliere per il figlio uno dei due cognomi e comunicarlo all’Ufficio dello stato civile. Se solo un genitore ha l’autorità parentale, il figlio porta il cognome di quest’ultimo.
2. Conferire le procure
A differenza del matrimonio, la convivenza non comporta l’obbligo di assistenza reciproca e, quindi, neanche il diritto di sostenersi a vicenda in situazioni di emergenza. In mancanza di apposite procure, il medico non potrà fornire al convivente informazioni sullo stato di salute del partner e autorità, assicurazioni e banche non lo riconosceranno come suo rappresentante. Chi, in caso di necessità, non vuole rinunciare al sostegno «della sua metà» dovrebbe pensare a predisporre procure reciproche nei seguenti ambiti.
Autorizzazione a fornire informazioni
Esiste la possibilità di esonerare dall’obbligo di riservatezza banche, assicurazioni (sociali), autorità o locatori mediante un’apposita procura. In tal modo il convivente potrà venire a conoscenza degli affari personali del partner in caso di infortunio, malattia o decesso di quest’ultimo.
Esonero dall’obbligo di riservatezza medico
Esonerando l’ospedale o il medico dall’obbligo di riservatezza sarà possibile consentire al convivente di ottenere informazioni sullo stato di salute del partner.
Direttive del paziente
Questa disposizione consente di designare il convivente come proprio rappresentante per le decisioni attinenti alle cure mediche in caso di incapacità di discernimento del partner dovuta a malattia o infortunio.
Mandato precauzionale
Il mandato precauzionale conferisce al partner, in caso di incapacità di discernimento del convivente, il diritto di rappresentanza nelle relazioni giuridiche per tutto quel che attiene alla cura della persona e agli interessi patrimoniali.
3. La previdenza va adeguata.
Molte coppie optano per il concubinato perché la loro situazione previdenziale e fiscale è in parte diversa da quella delle coppie sposate. In passato si è discusso anche della cosiddetta penalizzazione fiscale del matrimonio. Con l’accettazione della tassazione individuale nel marzo 2026, questo svantaggio fiscale dovrebbe essere gradualmente eliminato. Tuttavia, fino a quando la riforma non sarà pienamente attuata, possono persistere differenze.
In ogni caso vale quanto segue: in linea di principio, le persone non coniugate provvedono individualmente alla propria previdenza per la vecchiaia. Per questo motivo, a differenza di quanto avviene per i coniugi, la loro futura rendita AVS non sarà limitata al 150 per cento della rendita individuale massima. Anche il capitale LPP relativo agli anni trascorsi insieme non può essere dimezzato automaticamente in caso di separazione – in linea di massima, i contributi previdenziali di ogni convivente restano suoi.
Affinché questa previdenza individuale dopo il pensionamento dia i suoi frutti, è tuttavia importante che non vi siano lacune contributive. Ecco qualche consiglio su come assicurarsi una valida previdenza nella vecchiaia, evitare le lacune contributive e individuare gli aspetti da valutare per la previdenza statale, professionale e privata:
AVS (1° pilastro)
Ognuno gestisce la propria rendita AVS (1° pilastro). In caso di decesso di uno dei conviventi, il partner non ha diritto alla rendita vedovile, come avviene invece nel caso del coniuge. Pertanto entrambi dovrebbero poter versare i propri contributi AVS senza interruzioni. Se uno dei due trascura la propria previdenza per dedicarsi alla casa e alla famiglia, l’altro dovrebbe mostrarsi solidale facendosi carico dei contributi previdenziali. Le lacune dovute all’accudimento dei figli possono essere eventualmente colmate dagli accrediti per compiti educativi dell’AVS.
LPP (2° pilastro)
Anche nella previdenza professionale (2° pilastro) le coppie non sposate procedono autonomamente. Al raggiungimento dell’età di riferimento (in precedenza: età di pensionamento) vengono corrisposte le prestazioni di vecchiaia della cassa pensione, sotto forma di rendita o di capitale.
A differenza di quel che accade per le coppie sposate, gli averi accumulati nella cassa pensione durante il periodo trascorso insieme non vengono divisi tra i conviventi in caso di separazione. Solo nell’eventualità di un decesso, nel concubinato il partner superstite può usufruire delle prestazioni LPP, benché non sia un diritto sancito dalla legge. Gli istituti di previdenza che corrispondono le cosiddette rendite per conviventi spesso richiedono, per poterle versare, un determinato periodo di convivenza o l’accudimento dei figli in comune. I requisiti concreti variano a seconda della cassa pensione.
Pilastro 3a e 3b
Attraverso il 3° pilastro la previdenza offre a tutti gli svizzeri la possibilità di costituire un capitale di risparmio che consenta di mantenere lo stesso tenore di vita in età avanzata. Si raccomandano in particolare i pilastri 3a e 3b anche per il semplice motivo che, in caso di decesso, il 1° e il 2° pilastro consentono di predisporre solo una copertura parziale del convivente. Una consulenza previdenziale individuerà la soluzione ideale per ognuno, ma in linea di massima vale quanto segue:
Per la previdenza vincolata 3a, che gode anche di agevolazioni fiscali, la legge prevede un ordine di priorità degli aventi diritto che, nel caso della convivenza, colloca al primo posto i figli biologici, seguiti dal partner e dagli altri familiari. Per definire chiaramente la situazione che si verrebbe a creare in caso di decesso, occorre stabilire in vita l’ordine dei beneficiari e quindi la linea di successione per il capitale 3a presso l’ente previdenziale di appartenenza.
La previdenza libera (pilastro 3b) è particolarmente indicata per i conviventi. Risparmi, conti bancari, assicurazioni sulla vita, obbligazioni, investimenti monetari, azioni, fondi d’investimento o abitazioni di proprietà: per garantire una copertura finanziaria reciproca in caso di concubinato possono essere utilizzati tutti questi strumenti che permettono di indicare liberamente il beneficiario o i beneficiari, fatta eccezione per le quote di legittima. Naturalmente anche in questo caso vanno indicate tipologia ed entità nella clausola beneficiaria e anche per via testamentaria.