Check-list concubinato

Tutela della convivenza a 360° per le coppie non sposate

Per convivere, avere figli e invecchiare insieme è davvero necessario avere la fede al dito? Sono sempre più numerose le coppie che non la pensano così e contribuiscono al calo dei matrimoni registrato anno dopo anno in Svizzera.

Chi ritiene il matrimonio un’unione eccessivamente formale e la convivenza un impegno troppo poco vincolante ha la possibilità di optare per una soluzione di compromesso. Una coppia non sposata può scegliere gli impegni da assumere, siglando accordi individuali su temi quali figli, previdenza o eredità. Questa pratica check-list vi indicherà come procedere.

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Tutelare la convivenza: ecco come fare.

Il matrimonio è tutelato dal diritto matrimoniale che ne regolamenta in modo vincolante gli aspetti più disparati, dalla previdenza per la vecchiaia al regime legale della separazione dei beni. L'esatto contrario di quel che avviene nella convivenza, in cui si rinuncia consapevolmente a qualsiasi obbligo di legge per tutelare invece una scelta di vita volutamente priva di vincoli. Si potrebbe dire che l’unico principio di legge su cui si fonda la convivenza sia vivere, mangiare e dormire insieme. 

A chi vuole prendere nei confronti del partner un impegno che vada al di là del semplice «Ti amo», ma non intende sposarsi, qui di seguito spieghiamo in quali ambiti ci si può garantire in maniera proattiva una maggiore tutela. Le misure riportate e la check-list da scaricare si riveleranno utili nella realizzazione pratica.

1. Redigere il contratto di convivenza

A prima vista, la stipulazione di un contratto è in netta contraddizione con il principio stesso di convivenza, un’unione refrattaria a qualsiasi vincolo, ma è invece essenziale se si vuole andare sul sicuro. Da un lato, serve a evitare controversie in caso di separazione, ma soprattutto per dimostrare l’esistenza del vostro rapporto, ad esempio agli istituti di previdenza. Inoltre, stabilire regole vincolanti per la convivenza serve anche a un altro scopo assolutamente informale, offre cioè la possibilità di avviare con il partner un dialogo aperto e parlare dei progetti che ciascuno dei due ha per il futuro. 

Oltre a fissare la residenza e la durata del rapporto, in un contratto di convivenza si possono disciplinare i seguenti punti in base alla propria situazione personale. L’ideale sarebbe richiedere la verifica degli aspetti giuridici e l’autenticazione di un notaio.

1.1 Inventario

In caso di cessazione del rapporto di convivenza, come sarebbero divisi i beni comuni? In che modo verrebbero ripartiti gli averi depositati su un conto cointestato? Redigendo un inventario e stipulando un accordo scritto che stabilisca la suddivisione dei beni comuni in caso di separazione si evitano eventuali controversie. Si consiglia pertanto di stilare un elenco degli oggetti e dei beni patrimoniali apportati da ognuno nel corso della convivenza. In caso di acquisti comuni si indica la somma versata da ognuno. Non va infine dimenticato di aggiornare sistematicamente l’inventario.

1.2 Budget

Che si tratti dell’affitto, dei consumi elettrici, della spesa di generi alimentari o delle assicurazioni, molte spese sono comuni e vanno divise in modo equo o in base alle possibilità economiche di ciascun convivente. Su un conto cointestato o con un conteggio mensile, di solito questi costi vanno ripartiti tra i conviventi:

· affitto incluso spese accessorie
· elettricità, gas
· canone TV, radio, bolletta del telefono e collegamento Internet
· premi dell’assicurazione mobilia domestica e responsabilità civile
· generi alimentari, prodotti per l’igiene personale e detersivi
· spese per vacanze/gite in comune

1.3 Abitazione

Chi resta? Chi trasloca? Chi risponde al locatore? Come viene regolamentato sul piano giuridico l’acquisto di un’abitazione comune da parte di una coppia non sposata? È un aspetto della convivenza particolarmente insidioso che va assolutamente disciplinato a livello contrattuale. Sotto ogni profilo. «Quando tutto va bene».

In linea di massima, si deve sottoscrivere un contratto di locazione comune soltanto se si raggiunge contestualmente un accordo scritto sulle conseguenze di un’ipotetica separazione, poiché i conviventi rispondono al locatore in solido e il contratto d’affitto può essere disdetto solo con il consenso di entrambi. Nel caso in cui uno solo dei due conviventi sia il locatario principale, si raccomanda di redigere un contratto di subaffitto per l’altro. Qualora acquistino insieme un’abitazione di proprietà, dovranno assolutamente regolamentare in parallelo, con l’aiuto di un esperto, fattispecie quali separazione e decesso, diritti e doveri reciproci ed estinzione dell’ipoteca, in aggiunta al contratto di convivenza.

1.4 Figli

I figli sono il motivo per cui la maggior parte delle coppie prima o poi decide di sposarsi. Infatti, senza il fatidico sì non scattano alcuni automatismi tipici del matrimonio, a cominciare da fatto che la legge non riconosce necessariamente il padre come tale. Quest’ultimo deve recarsi all’Ufficio dello stato civile per riconoscere il figlio e accettare formalmente i diritti e i doveri legati alla paternità. È necessario presentare anche una dichiarazione in cui si afferma che si intende esercitare l’autorità parentale congiunta. Inoltre, ancor prima della nascita, la coppia deve cominciare a pensare a quel che accadrebbe in caso di separazione. Dove vivrebbero i figli? A quanto ammonterebbero gli alimenti? Come verrebbero ripartite le spese? Bisognerebbe mettere nero su bianco gli accordi raggiunti e farli approvare da esperti in materia, ad esempio dall’autorità di protezione dei minori. 

2. Conferire le procure

A differenza del matrimonio, la convivenza non comporta l’obbligo di assistenza reciproca e, quindi, neanche il diritto di sostenersi a vicenda in situazioni di emergenza. In mancanza di apposite procure, il medico non potrà fornire al convivente informazioni sullo stato di salute del partner e autorità, assicurazioni e banche non lo riconosceranno come suo rappresentante. Chi, in caso di necessità, non vuole rinunciare al sostegno «della sua metà» dovrebbe pensare a predisporre procure reciproche nei seguenti ambiti.

2.1 Autorizzazione a fornire informazioni

Esiste la possibilità di esonerare dall’obbligo di riservatezza banche, assicurazioni (sociali), autorità o locatori mediante un’apposita procura. In tal modo il convivente potrà venire a conoscenza degli affari personali del partner in caso di infortunio, malattia o decesso di quest’ultimo.

2.2 Esonero dall’obbligo di riservatezza medico

Esonerando l’ospedale o il medico dall’obbligo di riservatezza sarà possibile consentire al convivente di ottenere informazioni sullo stato di salute del partner.

2.3 Testamento biologico

Questa disposizione consente di designare il convivente come proprio rappresentante per le decisioni attinenti alle cure mediche in caso di incapacità di discernimento del partner dovuta a malattia o infortunio.

2.4 Mandato precauzionale

Il mandato precauzionale conferisce al partner, in caso di incapacità di discernimento del convivente, il diritto di rappresentanza nelle relazioni giuridiche per tutto quel che attiene alla cura della persona e agli interessi patrimoniali.

3. Modificare la previdenza

Molte coppie scelgono la convivenza per evitare la cosiddetta penalizzazione fiscale del matrimonio nell’imposizione fiscale e nelle prestazioni del 1° pilastro. Ai fini previdenziali chi non è sposato viene considerato un singolo individuo e non una comunione domestica, pertanto non gli viene applicato un tetto massimo alla rendita AVS. Anche il suo capitale LPP relativo agli anni trascorsi insieme non può essere dimezzato in caso di separazione – quindi nessuno potrà toccare i contributi previdenziali che ha versato. Presupposto indispensabile perché i conti tornino anche una volta in pensione è però l’assenza di lacune contributive. Ecco qualche consiglio su come assicurarsi una valida previdenza nella vecchiaia, evitare le lacune contributive e individuare gli aspetti da valutare per la previdenza statale, professionale e privata.

3.1 AVS (1° pilastro)

Ognuno gestisce la propria rendita AVS. In caso di decesso di uno dei conviventi, il partner non ha diritto alla rendita vedovile, come avviene invece nel caso del coniuge. Pertanto entrambi dovrebbero poter versare i propri contributi AVS senza interruzioni. Se uno dei due trascura la propria previdenza per dedicarsi alla casa e alla famiglia, l’altro dovrebbe mostrarsi solidale facendosi carico dei contributi previdenziali. Le lacune dovute all’accudimento dei figli possono essere eventualmente colmate dagli accrediti per compiti educativi AVS.

3.2 LPP (2° pilastro) 

A differenza di quel che accade per le coppie sposate, gli averi accumulati nella cassa pensione durante il periodo trascorso insieme non vengono divisi tra i conviventi in caso di separazione. Solo nell’eventualità di un decesso il partner superstite può usufruire delle prestazioni LPP, benché non sia un diritto sancito dalla legge. Gli istituti di previdenza che corrispondono le cosiddette rendite per conviventi spesso richiedono, per poterle versare, un determinato periodo di convivenza o l’accudimento dei figli in comune. In ogni caso la convivenza va notificata per tempo alla cassa pensione. Si consiglia inoltre di redigere un contratto di convivenza da produrre come prova all’occorrenza.

3.3 Pilastri 3a e 3b

Attraverso il 3° pilastro la previdenza offre a tutti gli svizzeri la possibilità di costituire un capitale di risparmio che consenta di mantenere lo stesso tenore di vita in età avanzata. Si raccomandano in particolare i pilastri 3a e 3b anche per il semplice motivo che, in caso di decesso, il 1° e il 2° consentono di predisporre solo una copertura parziale del convivente. Una consulenza previdenziale individuerà la soluzione ideale per ognuno, ma in linea di massima vale quanto segue:

Per la previdenza vincolata 3a, che gode anche di agevolazioni fiscali, la legge prevede un ordine di priorità degli aventi diritto che, nel caso della convivenza, colloca al primo posto i figli biologici, seguiti dal partner e dagli altri familiari. Per definire chiaramente la situazione che si verrebbe a creare in caso di decesso, occorre stabilire in vita l’ordine dei beneficiari e quindi la linea di successione per il capitale 3a presso l’ente previdenziale di appartenenza.

La previdenza libera (pilastro 3b) è particolarmente indicata per i conviventi. Risparmi, conti bancari, assicurazioni sulla vita, obbligazioni, investimenti monetari, azioni, fondi d’investimento o abitazioni di proprietà: per garantirsi una copertura finanziaria reciproca possono essere utilizzati tutti questi strumenti che permettono di indicare liberamente il beneficiario, fatta eccezione per le quote di legittima. Naturalmente anche in questo caso vanno indicate tipologia ed entità nella clausola beneficiaria e anche per via testamentaria.

3.4 Copertura reciproca 

La designazione reciproca come beneficiario nelle assicurazioni sulla vita è raccomandabile non solo in ragione della penalizzazione nel sistema delle assicurazioni sociali, ma spesso è consigliabile anche ai conviventi ai fini della successione e dell’imposta di successione. Inoltre, si deve pensare all’incapacità lavorativa, soprattutto se ci sono figli. Che cosa succederebbe se venisse meno un reddito in via temporanea per una malattia o addirittura in via definitiva per un’invalidità? Mostratevi responsabili non solo nei vostri confronti, ma anche verso il vostro partner, assicurandovi contro gravi imprevisti come l’incapacità lavorativa o il decesso.

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4. Fare testamento

Poiché sul piano successorio la convivenza praticamente non esiste, ognuno dovrebbe pensare a inserire il partner nel proprio testamento, soprattutto nel caso in cui la convivenza duri da diversi anni. Le quote di legittima vengono assegnate automaticamente ai familiari stretti, ma c’è sempre la quota disponibile. Vi è inoltre la possibilità che uno degli eredi legittimari, ad esempio figli o genitori, rinunci all'eredità. In tal caso potrete attribuire al partner la quota in questione. Occorre tuttavia considerare che, a differenza dei figli e dei coniugi, chi non è sposato deve tassativamente versare l’imposta di successione e sulle donazioni. Vale sempre la pena rivolgersi a un consulente legale.

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