Previdenza

Tre donne, tre vite, tre modelli previdenziali

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A colloquio con tre donne sul tema della pianificazione previdenziale: ognuna di loro ha un suo modello di vita privata e un suo impegno professionale e si trova a un diverso stadio della vita. Che cos’hanno in comune? Tutte e tre hanno preso in mano la loro situazione finanziaria e previdenziale. 

Invece di affidarsi solo all’AVS o al partner si occupano già ora attivamente del proprio futuro. Nell’intervista rivelano come sono giunte a questa decisione e in base a quali criteri hanno scelto la soluzione previdenziale giusta per le proprie esigenze.

 

Un colloquio sulla previdenza

La previdenza ha a che vedere con la consapevolezza. La consapevolezza di cosa si è e si fa oggi e di cosa si vuole essere e fare un domani. Da dove nasce questa consapevolezza, Inga? 

Inga: I miei genitori hanno divorziato verso la fine dei miei studi. Allora a casa si parlava spesso di soldi e di sicurezza economica. Questa fase difficile della mia vita mi è servita per capire che da grande avrei voluto a tutti i costi essere finanziariamente autonoma e non dipendere in alcun modo da un partner o da una rendita. Indirettamente, il dramma dei miei genitori ha avuto un risvolto utile.

Come ha messo in pratica più avanti questi buoni propositi? A chi ha chiesto consiglio?

Inga: A quel tempo mio fratello studiava economia aziendale e aspirava a lavorare nel campo finanziario. Ha cominciato molto presto a fare degli investimenti ed è stato per me una sorta di mentore nelle questioni di soldi. Grazie a lui mi sono interessata già durante l’università agli investimenti, facendo anche alcuni esperimenti di allocazioni.

Johanna, a lei chi ha trasmesso i geni della previdenza?

Johanna: Mia madre, che è la previdenza in persona. Mi ha cresciuta da sola e in fatto di soldi è sempre stata oculata e lungimirante. Un ottimo esempio. Lei addirittura  viveva più nel futuro che nel presente, ha rinunciato a molti dei suoi desideri per permettermi, tra l’altro, di avere una buona formazione scolastica.

E quando è scoccata la scintilla previdenziale?

Johanna: In realtà è accaduto in modo naturale: all’inizio dell’università mia madre ed io abbiamo aperto un conto del pilastro 3a a mio nome e lei ha pagato i contributi fino a quando non sono stata in grado di farlo con i miei soldi. Così, da studentessa, ho cominciato a costruire la mia previdenza per la vecchiaia e, una volta entrata nel mondo del lavoro, ho continuato ad alimentare il conto 3a con il mio stipendio. Nel frattempo ho aperto anche altri conti.

Andrea − single, lavoratrice indipendente a tempo pieno

Andrea ha appena compiuto 40 anni e ha già alle spalle un matrimonio. Attualmente è felicemente single e si gode la sua indipendenza anche nella vita professionale: da oltre dieci anni lavora come food stylist e redattrice freelance, sviluppando ricette e curandone la presentazione estetica per riviste e agenzie pubblicitarie. Per alcune settimane all’anno si trasforma in skipper e solca i mari in ogni parte del mondo.

 

Andrea, qual è stato l’evento chiave che ha richiamato la sua attenzione sulla previdenza?

Andrea: Ho cominciato relativamente tardi. Quando ero impiegata nell’editoria ho pagato «meccanicamente» i contributi AVS e della cassa pensione fino a poco dopo i 30 anni. In seguito, quando ho deciso di avviare un’attività per mio conto mi sono chiesta come risparmiare da indipendente nel modo giusto per la vecchiaia. E così ho iniziato ad approfondire il tema della previdenza.

Cos’ha fatto in concreto?

Andrea: Per prima cosa ho contattato la mia precedente cassa pensione, poi ho chiesto in giro ponendo domande ad amici e conoscenti per conoscere le loro «ricette». E naturalmente mi sono rivolta anche al mio ex-partner, impiegato nel settore finanziario, che mi ha consigliato di sfruttare i massimali fiscalmente deducibili con il pilastro 3a. Fino a quel momento non sapevo che grazie alla previdenza si potessero pagare meno imposte.

A proposito di ex-partner: la fine di una relazione dimostra come nella vita non tutto sia programmabile. Per arrivare all’autonomia finanziaria come si fa a tener conto di tutte le eventualità possibili?

Inga: Sono abituata ad analizzare periodicamente la mia situazione economica. Non soltanto quando cambia qualcosa nella mia vita, ma anche dopo, per vedere quale impatto ciò ha avuto sulla mia posizione generale, e in particolare sulla mia strategia previdenziale. Se necessario, faccio degli adeguamenti. Quando sono dovuta passare al part-time per via della maternità mi sono accordata con il padre affinché intervenisse per coprire le lacune previdenziali che ne derivavano. Mi sembra logico.

Ma, a quanto pare, per molte donne non lo è.

Inga: Non ero sposata, per cui ora come madre single ho una duplice responsabilità, per me e per il bambino, e anche possibilità limitate di ovviare da sola alle carenze nella mia previdenza. Peraltro, con la decisione di accudire nostro figlio ho consentito al padre di dedicarsi interamente al suo lavoro.

Inga – madre single, impiegata all’80%

Primaria in un istituto psichiatrico, esperta di perizie medico-legali e madre single di un bambino di dieci anni, Inga ha molte responsabilità sia come genitore che come professionista. Da quasi dieci anni in Svizzera, la trentaseienne tedesca ha trovato da poco un nuovo amore.

Johanna: Vorrei avere dei bambini, cercando però di versare i contributi LPP e del 3° pilastro senza interruzioni. Per questo io e mio marito ci siamo messi d’accordo per dividerci il compito di accudire i figli, in modo che ognuno di noi non sia costretto a scendere sotto l’80% nel proprio impiego.

E se le cose vanno diversamente?

Johanna: Abbiamo anche un altro piano: con un’abitazione di proprietà vogliamo risparmiare le spese mensili di affitto per destinare i soldi alla previdenza vincolata. Al momento ci stiamo guardando attorno per trovare l’immobile giusto. Come mezzi propri intendiamo usare quelli che ci mette a disposizione mia madre mediante un acconto della quota ereditaria.

Come indipendente, quanto è preparata ai cambiamenti che possono intervenire nella sua vita?

Andrea: Anch’io ogni tanto faccio il punto della situazione. Finora la molla più forte che mi ha spinta a rivedere la mia situazione previdenziale è stata l’infermità di una persona del mio entourage. Una collega single e come me freelance si è ammalata di cancro ed era priva di una sufficiente rete finanziaria che la proteggesse adeguatamente durante questa dura prova del destino. Inevitabilmente mi sono chiesta come sarebbe se capitasse a me. In caso d’incapacità di guadagno avrei una copertura efficace? Pochi giorni dopo ho deciso di stipulare un’assicurazione d’indennità giornaliera.

Inga: Anche per me è molto importante provvedere per tempo. Io, ad esempio, non ho alcuna idea  di dove sarò negli anni a venire. Resterò in Svizzera o tornerò in Germania? Devo pensarci già oggi, per questo ho un deposito di previdenza in entrambi i paesi. Perché se un giorno volessi usare il mio avere del pilastro 3a per acquistare una casa in Germania dovrei dichiararlo come patrimonio e gran parte del risparmio andrebbe perso in imposte. Alla fine risulterebbe del tutto controproducente.

Grazie a tutte per questo colloquio.

Johanna – sposata, impiegata a tempo pieno

Johanna ha 28 anni, è laureata e da alcuni anni lavora come copywriter nel campo della comunicazione. Nella vita privata è sposata da tre anni e le piacerebbe allargare la famiglia, ma prima desidera viaggiare e vedere il mondo. E, quando arriverà il momento dei piccoli, sarà pronto anche il loro «nido»: la coppia infatti sta cercando casa.
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    Come funziona il sistema svizzero dei tre pilastri?

    Il sistema previdenziale svizzero è suddiviso in previdenza statale, professionale e privata. Su questi tre pilastri poggia la sicurezza finanziaria di ogni persona e dei suoi familiari.

    Maggiori informazioni sul principio dei tre pilastri

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