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Generazione Z − come funziona un nuovo gruppo target

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Sono diventati grandi con lo smartphone e conoscono Internet dalla loro nascita: la generazione Z è ormai cresciuta, diventando un appetibile gruppo target per le aziende. Per molti versi i post millennials, nati tra il 1995 e il 2010, sono diversi dagli altri − e come tali vogliono essere trattati.

Millennials e generazione Z a confronto

A lungo i millennials sono stati accusati di aver mandato in rovina una serie di prodotti e imprese, come taxi, telefonia fissa e posta. Allora erano stati i primi nativi digitali a imporre all’industria di rivedere i propri modelli comportamentali spingendola ad adottare un tipo di approccio più aderente alle specificità dei nuovi destinatari. Nemmeno il tempo per le aziende di adeguarsi alle loro esigenze, che già si fanno avanti i prossimi: gli esponenti della generazione Z, detti anche post millennials o iGen, quelli che a posteriori possono essere considerati i veri nativi digitali, essendo vissuti praticamente online (studio del Pew Research Center 2018). I post millennials appaiono meno concentrati dei loro predecessori, per contro si distinguono per capacità multitasking, pensiero globale, individualismo e spirito d’iniziativa. Lo prova il fatto, ad esempio, che tre quarti di loro intende avviare prima o poi una propria impresa (fonte: link). La forte attitudine imprenditoriale rende la generazione Z particolarmente interessante non soltanto come gruppo di consumatori, ma anche come bacino di potenziali collaboratori per le aziende.

Capire la generazione Z

Per i giovani nati nell’ultimo millennio è perfettamente normale che un presidente di colore governi gli USA, che persone dello stesso sesso si amino, che i capelli possano essere acconciati in tutte le fogge e tinte immaginabili senza che nessuno si scandalizzi. Neanche i genitori. Conoscono la tragedia dell’11 settembre e il crollo economico del 2007 solo per averli studiati nell’ora di storia. Ma pur avendo vissuto solo poche crisi a livello mondiale, assistono ora al declino di realtà e valori che sembravano indistruttibili: l’Europa, la democrazia, il clima. I giovani della generazione Z stanno crescendo in un mondo di profondi cambiamenti e grandi inquietudini. La paura, unita a una sconfinata libertà di scelta, li porta a essere ambiziosi e pragmatici, ma anche insicuri. Quasi un terzo di loro interrompe gli studi universitari nel corso del primo semestre, molti dopo la scuola fanno lunghi viaggi prima di decidere cosa fare della loro vita. 

«Si legge spesso che la nostra è una generazione di indolenti. Ma non è vero. Io mi tengo aperte tante possibilità, voglio fare qualcosa che abbia un senso. Per me è molto più importante che guadagnare un sacco di soldi»

Klara Cuk, apprendista di commercio, 17 anni

Le prerogative fondamentali dei post millennials

Immediatezza, flessibilità, chiarezza – ecco le tre cose che la generazione Z si attende.

Immediatezza: tutto deve essere rapido, dalla comunicazione alla ricerca di informazioni compreso il sistema di pagamento. Chi è troppo complicato o lento finisce per annoiarli e perdere la loro attenzione.

Flessibilità: i giovani odiano i legami, vogliono sentirsi liberi. Offrite alla generazione Z flessibilità, quando è fattibile ed auspicata, ma nello scambio considerate anche ambiti in cui altri attributi, oltre alla flessibilità, possono risultare attrattivi.

Chiarezza: la soglia di attenzione dei ragazzi, e nel frattempo anche dei meno giovani, è molto bassa. Cercate quindi di rendere il vostro messaggio, la vostra richiesta e i vostri obiettivi il più possibile semplici, brevi e pregnanti. Sono requisiti essenziali nell’attuale flusso debordante di informazioni.

Fonte: Yannick Blättler, fondatore di NEOVISO Generation Z Consulting

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    Immediatezza, flessibilità, chiarezza oppure pigrizia, disinteresse, smartphone-dipendenza?

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Bando alle supposizioni sbagliate

All’interno dei gruppi target sarebbe fuorviante mettere i 15-30enni in un unico calderone. Nessun’altra generazione, infatti, presenta una varietà di differenze potenziali quanto quella dei nati dagli anni ’90 in poi. Jason Dorsey spiega nel suo Ted Talk che le generazioni continuano a svilupparsi a velocità impressionante e che la globalizzazione accelera ulteriormente questa evoluzione. Ormai una bambina di sette anni negli USA ha molti più punti in comune con una coetanea indiana che con una diciasettenne del suo stesso Paese. Chi a sette anni ignora ciò che è avvenuto prima dell’arrivo di Skype e Facetime, pensa che una telefonata sia fatta da due volti che si vedono e si parlano, mentre chi ne ha diciassette sa che un tempo si comunicava solo tramite voce. Se si vuole che il messaggio venga capito e apprezzato è necessaria quindi una sintonizzazione estremamente fine nell’approccio al gruppo target specifico. In caso contrario fallirà il suo scopo.

Benvenuti nell’universo digitalizzato della generazione Z

Snapchat, TikTok, Instagram: queste app pervadono un’intera fascia demografica. Per la generazione Z, e per gran parte della generazione X, occupano un posto irrinunciabile nella loro vita. Il problema maggiore per le aziende che vogliono arrivare ai post millennials è che si limitano a parlarne senza entrare concretamente nel loro mondo. Se non conoscete ancora queste app, scaricatele. Non abbiate paura! Siate aperti alle novità, perché solo chi comprende le abitudini del gruppo target è in grado d’individuare le lacune che può colmare con la propria offerta.

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